Da: Rosario Iannetti
Inviato:
lunedì 9 ottobre 2006 23.17

A: Gianni Fornataro
Oggetto:
Relazione per la giornata missionaria mondiale

Carissimi amici della "mia" parrocchia di Cappella Cangiani, finalmente posso riprendere i contatti diretti con voi, grazie ad un nuovo sistema di trasmissione dati via satellitare (chiamato " B-Gan")che mi consente comunicazioni e-mail veramente efficienti.


In occasione di questa Giornata Missionaria Mondiale è mio grande piacere e dovere ringraziare tutti i benefattori della parrocchia che continuano con ammirevole costanza a sostenere il nostro ospedale missionario di Mapuordit fin dalla sua nascita, nell'ormai lontano febbraio 2002.


Allora eravamo ancora in piena guerra civile col nord arabo, ogni volta che costruivamo un nuovo reparto dovevamo coprirne il tetto di lamiera metallica con paglia, per evitare che fosse avvistato dai bombardieri Antonov di Khartoum.


Il Signore ci ha donato la pace con l' "Accordo Comprensivo di Pace (CPA= Comprehensive Peace Agreement)" firmato tra Nord e Sud Sudan il 9 Gennaio 2005 a Nairobi. Il 2005 è stato veramente un anno di pace e di grandi speranze, che ci ha consentito di completare la costruzione di gran parte dell'ospedale, anche grazie ad un sostanzioso aiuto finanziario della Cooperazione Italiana.


La grande sfida rimane però il dover gestire un ospedale di potenziali 100 letti senza personale infemieristico qualificato locale.


Tutti speravamo che la pace convincesse i sud-sudanesi che avevano studiato all'estero o a Khartoum durante la guerra a ritornare per contribuire alla ricostruzione del loro Paese.
Invece il 2006 ci ha confermato ciò che tutti temevamo : la transizione da un governo militare ad un "tentativo" di amministrazione civile ha aumentato le tensioni tribali e la nostra insicurezza, per cui i sudanesi qualificati all'estero hanno ancora paura di ritornare, mentre continuiamo a perdere il personale locale che faticosamente avevamo istruito durante questi anni, grazie alle 3 caposale ugandesi, di cui voi ancora continuate
generosamente a sostenere le spese.


Appena 3 settimane fa Kot Deng, il nostro bravo infermiere anestesista che avevamo mandato a studiare per un anno nell'ospedale da guerra della Croce Rossa a Lockichogio (al confine tra Kenya e Sudan) ha deciso a malincuore di lasciarci per evitare di essere vittima di una vendetta tribale. Kot infatti appartiene alla sottotribù Dinka dei Jang, la quale ad agosto ha rubato mucche e ucciso diversi allevatori appartenenti alla sottotribù Dinka degli Atuot che abita la nostra zona. A questo punto è scattato il meccanismo della vendetta tribale mirata : alcuni anziani degli Atuot si sono riuniti ed hanno emanato una lista di personalità Jang importanti da uccidere, anche se non c'entravano niente con la suddetta razzia di mucche. Purtroppo Kot era il primo della lista.


Invano abbiamo chiesto protezione alle autorità civili locali (Atuot), i quali continuavano a negare che ci fosse insicurezza, mentre anche altro personale Jang e studenti Jang della locale scuola superiore scappavano o chiedevano di dormire nel recinto della missione.


Kot è un militare con 3 stellette che ha servito nell'esercito di liberazione (SPLA) fin dal 1991, imparando il mestiere "sul campo" (faceva amputazioni sotto gli alberi...). Quando ha visto che le autorità civili non lo proteggevano, ha informato via radio il suo comandante che gli ha subito mandato una scorta militare scelta di 8 soldati. Per 3 settimane Kot veniva a lavorare con la scorta in ospedale, che lo aspettava fuori dalla sala operatoria. Intanto ho fatto due riunioni con le autorità locali per spiegare l'enorme
importanza di Kot per l'ospedale, lavorava praticamente come e meglio di un qualsiasi giovane dottore anestesista slovacco che fino a un anno fa si alternavano come anestesisti ogni 3 mesi, e che invece erano stati rimpiazzati egregiamente da Kot. E'stato inutile spiegare l'enorme servizio che Kot rendeva alla popolazione Atuot, che sono il 70% dei nostri pazienti. Tutto quello che abbiamo ottenuto è stata una scorta per l'ospedale di 5 poliziotti senza uniformi e cibo, spesso ubriachi, solo 2 dei 5 con arma in dotazione.


A questo punto il comandante di Kot ha deciso di ritirarlo da Mapuordit a tempo indeterminato, anche perchè se Kot viene ucciso si scatenerebbe una incontrollabile reazione a catena tra le due sottotribù Dinka.


Per protesta contro la superficialità delle autorità locali, più preoccupate di vendicare i loro parenti uccisi che di proteggere tutta la popolazione locale e l'ospedale, ho fatto chiudere l'ospedale per un giorno, anche per evitare di perdere altro personale Jang che lavora nell'ospedale (due erano già andati via prima di Kot). Nel giro di 4 ore il governatore del distretto ci ha mandato dal capoluogo una scorta armata scelta di 6 soldati pregandoci di riaprire subito l'ospedale.


Dopo due giorni ha inviato anche un colonnello suo delegato con pieni poteri. Il colonnello ha dichiarato la nostra zona "militarizzata" e ha indetto una riunione di riconciliazione con le autorità locali, alla quale ha partecipato tutto il personale dell'ospedale e leaders locali.


La rappresentante delle donne locali, che è anche leader di una chiesa protestante, ha detto nella riunione: " i nostri uomini pensano a vendicarsi ma siamo noi donne che poi dobbiamo partorire e rischiamo la vita se l'ospedale è chiuso".


Da allora abbiamo riaperto l'ospedale, anche se Kot non è ritornato e per ora devo fare le operazioni dirigendo anche l'anestesia, aiutato da una delle caposale ugandesi, in attesa che l'Università Trnava della Slovacchia trovi un anestesista da mandarci.


Intanto anche a causa di questa situazione di insicurezza la Cooperazione Italiana, in accordo col nostro vescovo, hanno deciso di costruire la scuola infermieri che era prevista di fianco al nostro ospedale, non più a Mapuordit ma nella città di Rumbek, capoluogo della regione. " Lì siete troppo sperduti nella savana" mi ha detto il vescovo...


Come vedete questa pace è proprio appesa ad una ragnatela, ma noi confidiamo nella protezione del nostro fondatore, San Daniele Comboni, di cui proprio oggi 10 ottobre ricorre l'anniversario della morte e la sua festa liturgica. Comboni ha fatto la sua prima esperienza missionaria per un anno, nel 1857-58, proprio tra la i Dinka Jang a Santa Croce, una missione che aprì sul Nilo Bianco, a soli 150 km da Mapuordit.


Sicuramente la sua protezione e quella della Madonna (l'ospedale è intolato a Maria Immacolata) ci hanno sostenuto anche quest'anno in cui nonostante tutto abbiamo camminato: abbiamo inaugurato i nuovi reparti di medicina e di malnutrizione, esteso il reparto di chirurgia, portando il numero di letti operativi da 64 a 81. L'apertura del PonteItalia sul fiume Payee lo scorso 9 aprile (quello costruito dalla Protezione Civile italiana e per il quale Pippo Baudo ha raccolto fondi a Domenica In) ha consentito alle autombulanze della Croce Rossa di Yirol di trasferirci continuamente emergenze chirurgiche e mediche per cui quest'anno raggiungeremo il record di 700 operazioni maggiori e di 2500 ammissioni, oltre a quasi 30.000 visite ambulatoriali.


Dato che per il momento abbiamo perso l'opportunità di avere una scuola per infermieri professionali, abbiamo intensificato la formazione informale dei nostri infermieri ausiliari, che sono aumentati da 25 a 31, con 3 lezioni settimanali pomeridiane.


Stiamo finendo la costruzione della lavanderia, mentre in primavera avevamo migliorato i servizi per i parenti dei pazienti, con la costruzione di due dormitori (ostelli), due cucine e 4 latrine.


Il Global Fund, da Ginevra, ci ha selezionato per un Malaria Programme donandoci 12.000 zanzariere trattate con insetticida che abbiamo già distribuito e i nuovi costosi farmaci antimalarici derivati dalla pianta Artemesia cinese, per cui quest'anno abbiamo avuto meno casi di malaria celebrale o complicata da severa anemia, di conseguenza anella pioggia.


Aspettiamo l'arrivo di una quarta caposalche il numero di trasfusioni è diminuito e il reparto di pediatria non è stato strapieno come nelle precedenti stagioni da ugandese per aprire un servizio di vaccinazioni sul territorio, in collaborazione con l'Unicef.


Tutto questo è stato reso possibile sicuramente anche grazie al vostro sostegno materiale e alle vostre preghiere per cui vi ringrazio sinceramente a nome di tutti i nostri pazienti sudanesi.


Chiudo con abbraccio fraterno a tutti voi,
vostro fratello in Cristo
Rosario